[REVIEW] Rainbow Six Siege

Rainbow Six: Siege

Ubisoft porta il suo nuovo FPS strategico su PlayStation 4, Xbox One e PC, rianimando il brand di Rainbow Six con questa nuova edizione del franchise dedicato alle teste di cuoio più famoso al mondo. Riuscirà Rainbow Six Siege a competere con Call of Duty e gli altri shooter in uscita quest’anno? Scopriamolo insieme.

L’importanza di avere una strategia ben precisa

Rainbow Six Siege non è il classico FPS che tutti i giocatori possono approcciare con semplicità. Il nuovo titolo Ubisoft richiede una preparazione ed una pianificazione che pochi titoli FPS sanno ancora proporre di questi tempi. Il paragone con la serie di Call of Duty, in questo caso, è impietoso: se tutti possono prendere il controller in mano e mettere a segno qualche uccisione nel gioco di Activision, nel caso di Rainbow Six Siege le cose cambiano drasticamente. Lanciarsi all’attacco come un leone inferocito porterà nel 99% dei casi alla morte.

Avere una strategia, ed un gruppo con cui applicarla ovviamente, diventa in questo caso fondamentale. Il gioco, infatti, offre una prima fase di pianificazione di ogni azione prima dell’inizio della partita, in cui potremo ergere nuove difese oppure individuare la posizione dei nostri nemici per coglierli di sorpresa. Ogni partirà offrirà più round in attacco e in difesa. Quando giocheremo nella squadra degli attaccanti, il nostro compito sarà quello di eliminare tutti i nemici, possibilmente senza subire perdite. In difesa, invece, il nostro obiettivo sarà quello di creare delle barricate e sopravvivere all’attacco dei nemici, che utilizzeranno ogni mezzo per sbaragliarci.

Proprio come le teste di cuoio, potremo utilizzare diverse strategie per affrontare i nostri nemici. Potremo per esempio scegliere di far saltare la porta principale per creare un diversivo, oppure attaccare dalle finestre calandoci dal tetto. In fase difensiva invece sarà fondamentale prevedere la possibile strategia di attacco del nemico, per contenere al meglio la potenza di fuoco scatenata dai nostri avversari con delle apposite strutture difensive. Il gameplay ed il gunplay sono ben realizzati, anche se il feedback dei colpi e le hitbox non sempre reagiscono come dovrebbero.

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Nessuna campagna principale, ma un discreto comparto single-player

Rainbow Six Siege non offre quella che potremmo chiamare “campagna principale”, con una trama e dei personaggi che affrontano una situazione di crisi mondiale. Tuttavia, il gioco ci mette a disposizione 11 situazioni diverse da affrontare in giocatore singolo, in cui ci troveremo a dover affrontare un gruppo terroristico che per l’occasione è stato reso il più neutro possibile, visti i recenti avvenimenti di Parigi.

In questa serie di 11 missioni ci ritroveremo nelle situazioni più varie: dovremo per esempio estrarre una donna tenuta in ostaggio in casa propria, oppure eliminare le forze terroristiche che hanno preso possesso del municipio. Ci ritroveremo a bordo anche dell’Air Force One e ci ritroveremo a dover disinnescare degli ordini esplosivi piazzati dai terroristi.

I fondali di gioco sono ampiamente distruttibili, anche se Ubisoft aveva promesso un’ambiente distruttibile al 100%. Potremo sfondare diversi muri con l’ausilio dei nostri strumenti speciali, ma veder esplodere una granata senza alcun effetto sugli oggetti circostanti sembra davvero surreale per il tipo di ambientazione impostata dagli sviluppatori. Lo stesso discorso vale per lo sfondamento tattico, dato che in alcuni casi saremo forzati a seguire una determinata tattica a causa dell’indistruttibilità dell’ambiente.

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Poche modalità, troppa monotonia

Rainbow Six Siege offre fondamentalmente tre modalità di gioco: la modalità giocatore singolo, il PVP con attacco e difesa, e la modalità Terrorist Hunt in cui cooperare con i nostri amici per eliminare tutti i nemici controllati dall’intelligenza artificiale. Il gioco, quindi, non offre una grande varietà di gameplay e il giocatore medio potrebbe stancarsi facilmente dopo essere arrivato intorno al livello 20 o poco più. Purtroppo devo ripetermi, ma avere un gruppo di amici con cui giocare questo titolo è fondamentale, dato che giocato da solo il PVP oltre che monotono diventerà anche frustrante dato che non riuscirete quasi mai a mettere a segno una vittoria senza cooperare con il vostro gruppo.

Purtroppo il lancio del gioco è stato anche costellato di problemi con i server che sembra proprio non riescano a sopportare il carico di utenti che ha scelto di affidare la propria fiducia ad Ubisoft per questo nuovo titolo strategico.

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Considerazioni finali

7
Rainbow Six Siege non è il classico FPS. Chi si avventura per la prima volta al genere potrebbe rimanere spaesato, sopratutto senza un gruppo di amici con cui affrontare le prime cruciali fasi di gioco. Il purista del genere, invece, si adatterà perfettamente alle meccaniche di gioco messe in piedi di Ubisoft. Peccato, purtroppo, per i tanti problemi di connettività che si riscontrano ancora oggi.

 




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